Neet in calo, ma per le donne il muro resta dopo i 30 anni
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L’Italia dei giovanissimi sta cambiando marcia. Complice l’effetto combinato del Pnrr e della contrazione demografica, il numero dei ragazzi che non studiano e non lavorano – i cosiddetti Neet – continua a scendere. Ma basta spostare lo sguardo oltre la soglia dei trent’anni per scoprire che l’entusiasmo si scontra con un ostacolo antico: un welfare familiare che in Italia grava ancora quasi interamente sulle donne.
Il crollo dei Neet tra i ventenni
Il tasso di Neet tra i 15 e i 34 anni è sceso al 15,1%, contro il 17,8% dello stesso periodo dell’anno precedente. In termini assoluti si tratta di circa 300 mila giovani in meno, per un totale che si attesta a 1,82 milioni.
Il miglioramento più marcato riguarda proprio i ventenni: nella fascia 20-24 anni il tasso di inattività è sceso dal 18,4% al 13,8%, mentre tra i 15-19enni il calo è stato ancora più netto, fino al 5,2%. Un segnale che le politiche di sostegno all’occupazione giovanile e le nuove opportunità formative legate al Pnrr stanno iniziando a produrre effetti concreti.
La frattura dei trent’anni
Il quadro cambia radicalmente quando si osserva la fascia 30-34 anni, dove la riduzione è stata minima: appena 0,8 punti percentuali, per un tasso che resta intorno al 22%. Ed è qui che emerge la vera spaccatura, quella di genere: tra gli uomini di questa età l’incidenza dei Neet si ferma su livelli contenuti, mentre tra le donne coetanee sale in modo drastico, arrivando a coinvolgere quasi una su tre.
Superata la soglia dei trent’anni, insomma, mentre i coetanei maschi restano pienamente inseriti nel mondo del lavoro, una fetta consistente di donne esce dai radar del mercato occupazionale. Non è (solo) una scelta: è l’effetto di un contesto in cui, quando arrivano responsabilità di cura familiare, sono ancora e soprattutto le donne a farsene carico, in assenza di modelli realmente condivisi di corresponsabilità genitoriale.
Questa fotografia trova conferma nei dati del rapporto “Le Equilibriste”, che Save the Children pubblica ogni anno insieme all’Istat: in Italia diventare madre resta uno spartiacque occupazionale. Se tra le donne senza figli lavora circa il 69%, la quota scende sensibilmente tra le madri, complice la carenza cronica di servizi per la prima infanzia e il costo, spesso proibitivo, degli asili nido. Il 20% delle donne smette di lavorare dopo la nascita di un figlio, un fenomeno che il rapporto definisce “child penalty”: la maternità come vera e propria barriera professionale, proprio nella fase in cui le competenze delle lavoratrici sono più mature.
Il Sud resta l’area più critica, ma corre di più
Anche la geografia pesa. Al Nord i tassi di inattività giovanile sono ormai allineati agli standard europei: 9,1% nel Nord-Est e 10,4% nel Nord-Ovest. Il Mezzogiorno resta invece l’area più esposta, con valori ancora doppi rispetto al resto del Paese – ma è qui che si registra la scossa più forte: nelle Isole il tasso di Neet è crollato dal 29,4% al 24,4%, nel Sud dal 27,1% al 22,6%.
Un miglioramento significativo, che però non è ancora sufficiente ad abbattere il divario di genere: nelle regioni meridionali la scarsità di servizi per l’infanzia e di trasporti trasforma spesso la ricerca di un lavoro in un percorso a ostacoli, specialmente per le donne con figli piccoli.
L’istruzione aiuta, ma non basta
Il titolo di studio resta la principale leva contro l’esclusione: tra i laureati il rischio di diventare Neet scende sotto il 12%. Ma tra le donne di 25-34 anni con la sola licenza media, il tasso di inattività sfiora il 60%, un dato che fotografa una condizione di isolamento sociale quasi totale, aggravata dall’assenza di reti di welfare territoriale.
Un dato incoraggiante c’è: cala nettamente la quota di giovani “scoraggiati”, cioè di chi ha smesso di cercare perché convinto di non trovare nulla. Crescono invece i profili “in attesa”, ovvero ragazzi e ragazze che hanno già inviato candidature o sostenuto colloqui e attendono una risposta. Segno che i Neet di oggi non sono più, nella maggior parte dei casi, una massa rassegnata, ma piuttosto una riserva di capitale umano pronta a rientrare nel mercato del lavoro – a patto che il sistema Paese costruisca le infrastrutture sociali (asili, servizi di cura, congedi condivisi) necessarie a renderlo davvero possibile, per uomini e donne allo stesso modo.
Fonti: Istat, rilevazione sulle forze di lavoro III trimestre 2025; Save the Children, “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2025”.