Formazione, l’investimento che le aziende italiane non stanno più rimandando
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Le competenze come argine alla trasformazione tecnologica. È questa la tesi al centro del XXV congresso nazionale Aidp, l’Associazione italiana per la direzione del personale, che si è svolto a Padova lo scorso giugno. La presidente Matilde Marandola lo ha detto senza troppi giri di parole: sarà la competenza, più di ogni altra leva, a determinare se le organizzazioni sapranno reggere l’urto dell’intelligenza artificiale o se ne resteranno travolte. E i numeri raccolti dal Centro Ricerche Aidp, su un campione di quasi 500 aziende italiane, sembrano confermarlo: il 98% eroga già formazione obbligatoria ai propri dipendenti, e oltre il 90% investe anche in formazione tecnico-professionale non obbligatoria.
Come cambia la governance della formazione in azienda
Non si tratta solo di fare più formazione, ma di farla in modo più strutturato. Quasi la metà delle aziende intervistate (48%) gestisce i processi formativi con una funzione interna dedicata, un altro 23% attraverso una vera e propria Academy aziendale. Segno che la formazione sta uscendo dal perimetro delle attività “accessorie” per diventare un pezzo della strategia organizzativa: non a caso, la metà del campione dichiara di considerarla parte integrante della strategia aziendale tout court.
Soft skill, sicurezza, lingue: cosa si insegna davvero
Tra i contenuti più diffusi nei piani formativi, al primo posto ci sono le soft skill – comunicazione, negoziazione, problem solving – presenti nel 62% dei programmi. Seguono salute e sicurezza sul lavoro (58%) e competenze tecniche di settore (39%).
Un dato che colpisce particolarmente chi si occupa di sviluppo organizzativo è che solo il 25% delle aziende forma esplicitamente sulla leadership, e appena il 13% sulla cultura aziendale: due aree probabilmente più difficili da misurare, ma non meno decisive per affrontare i cambiamenti in corso.
L’intelligenza artificiale entra (piano) nella formazione
Il tema tecnologico, inevitabilmente, attraversa anche il modo in cui la formazione viene erogata. Il 17% delle aziende utilizza già piattaforme di Learning Management System con chatbot e intelligenza artificiale integrati, e due terzi degli intervistati giudicano queste tecnologie utili. Più in generale, circa il 39% delle organizzazioni sta pianificando percorsi di riqualificazione professionale legati all’introduzione di IA e robotica, mentre un altro 23% li ha già avviati: segno che il tema dell’upskilling non è più solo teoria, ma comincia a tradursi in piani concreti.
Cosa significa davvero “coraggio delle competenze”
Il titolo scelto per il congresso Aidp – “Il coraggio delle competenze” – non è casuale. Marandola sottolinea come sviluppare competenze richieda oggi la disponibilità a rimettersi in gioco, a qualsiasi età: una postura più che una semplice attività formativa.
Per chi guida le persone in azienda, questo significa lavorare su empatia, ascolto, pensiero critico, oltre che su competenze tecniche, un mix che rende il ruolo dei direttori del personale sempre più centrale nella tenuta delle organizzazioni.
Una strategia, non un adempimento
Il messaggio che emerge dai dati Aidp è abbastanza chiaro: la formazione funziona quando smette di essere percepita come un obbligo normativo e diventa parte della strategia con cui un’azienda si prepara al cambiamento. Le organizzazioni che hanno già intrapreso questo percorso, strutturando funzioni dedicate, misurando l’impatto della formazione, investendo su leadership e cultura interna, oltre che su competenze tecniche, partono con un vantaggio non da poco nella fase di trasformazione che le tecnologie digitali stanno imponendo a tutti.